Saturday, 15 November 2008

perchè non so più cosa scrivere

Sto diventando fottutamente pigra e a tutto ciò contribuisce la forte dose di sostanze rilassanti...quali la camomilla ad esempiooooooo!
bè, potrei commentare la situazione politica del mio ex paese, potrei raccontare un mucchio di cose della mia vita glaswegiana, potrei parlare e sparlare.
Sono ridiventata una cinica rompipalle. Ma molto, troppo pigra. E soprattutto sto facendo uno sforzo enorme a non mischiare l'inglese e l'italiano, perchè odio le persone che lo fanno per essere più cool......arghhhh ecco, l'ho fatto.
Ma d'altra parte è impossibile evitare di voler apparire trendy quando vivi in un paese anglosassone e vuoi scrivere un blog interessante per sentirti figa ma alla fine non hai un ca**o di voglia di farlo perchè ti rompi le palle a pensare cose divertenti o ciniche o talmente superficiali da sembrare intelligenti.
cheers

Sunday, 19 October 2008

Oggi a Glasgow è inverno. Per fortuna nel giardino di casa c'è un albero sempreverde, di quelli con le bacche rosse che fanno pensare al natale, altrimenti oggi mi sparerei in fronte.
Pensavo. Io non voglio essere controllata da niente e nessuno, forse nemmeno da me stessa...
Ieri sera sono stata in un pub molto carino con un'amica italiana. Ogni tanto fa bene parlare italiano, sembra di poter esprimere meglio quello che si sente, in inglese sembra tutto fatto di plastica, tutto più freddo e lontano. In effetti allora forse è meglio l'inglese. Non voglio pensare.
Vivere giorno per giorno, certo se smette di piovere è meglio, la neve mi si addice di più.

Wednesday, 15 October 2008

Non lo so, sti giorni forse sono un po'ispirata, ma di quelle ispirazioni acide...

Wednesday, 8 October 2008

quanto fa bene bere whisky scozzese come aperitivo, e per di più in ottima compagnia...
Sarebbe una buona cosa,se i pensieri potessero scivolare da chi ne ha più a chi ne ha meno per contatto diretto. Quando sento parlare certe persone, soprattutto i ricchi, quelli che parlano d'affari, la gente come voi, mi annoio!
Arianna decise di volerci vedere chiaro. Raccolse il filo e ne fece una matassa informe, lo lanciò dalla scogliera nel mare blu, guardò il cielo, guardò la terra per l'ultima volta. La nave si allontanava nella nebbia dell'alba. Il labirinto è solo dentro di noi, pensò. Volse le spalle al palazzo ed entrò nel labirinto, senza filo, senza paura. Dopotutto sono solo muri.
Fu così che Arianna scelse di scegliere, scelse di perdersi. Il coraggio dei folli.

Friday, 3 October 2008

Scorciatoie esistenziali CTRL + 12345678910111213141516171819.......................
qualcuno ha la password please?

Wednesday, 1 October 2008

Io non sono nessuno, ogni giorno sono qualcuno, ogni giorno vorrei poter guardare lo specchio, ma il giorno in cui non sono nessuno lo specchio non riflette nulla. Questi sono i giorni del nessuno.

L'amore sopra ogni cosa. Racconto.

Io la amo sopra ogni altra cosa, è l’unico essere cui si rivolgono i miei pensieri, giorno e notte, tutto quello di cui ho bisogno dipende solo e soltanto dalla sua volontà, bramo ogni sua carezza, uno sguardo, un tocco della sua mano, il permesso di addormentarmi sul suo ventre ogni sera.
Lei è sempre così affaccendata, rossa, paonazza, con le mani gonfie e ruvide, oh quanto le amo, perché usa solo acqua molto fredda o molto calda. Specialmente quando mi fa il bagno e mi sfrega con forza, dopo la scuola, dopo la piscina, prima di andare a letto. Solo lei sa quello che è meglio per me, solo lei può toccarmi in quella maniera, strofinando con forza la schiena e le braccia, i palmi della mani, gli spazi fra le dita.
Fa tutto in silenzio, con una ciocca di capelli davanti agli occhi che le si infila in bocca, lo sguardo attento, gli occhi socchiusi, le ciglia umide, e quelle unghie corte, linde, opache, conchiglie consumate che scavano ed esplorano ogni interstizio.
E’bella, pallida, gli occhi di cielo; lei è di porcellana, delicata come la neve, la mia geisha, la mia unica farfalla. Come una foglia d’autunno lieve sparisce sotto le coltri di un letto inviolabile, sgretolata da una stanchezza sacra, demolita dalla perfezione del suo essere donna sopra ogni altra.
Posso paragonarla solo alla santità della madonna, votata al sacrificio supremo, dedicata a me e a me soltanto; posso paragonarla all’intangibilità della liturgia, al mormorio dell’acqua sorgiva, al sapore dell’ostia, alla misticità dell’incenso.
Inaccessibile, la mia santa innamorata, mi bacia la fronte ogni notte protendendo le labbra secche come crisma sulla fronte dell’iniziato, del riconfermato, aprendo le porte al sonno morbido, ai sogni lattiginosi dei bambini. I rumori della notte non penetrano la casa silenziosa, la posso sentire nel bagno adiacente la stanza, posso udire la vestaglia celeste sfiorarle il corpo intatto e scivolare tra le sue mani, posso sentire ogni goccia bollente rotolare sulla perfezione delle linee che la distinguono, posso percepire l’odore affilato dell’alcool, il sordo ticchettio del rasoio sul marmo del lavabo, lo scroscio della purificazione, posso essere lì con lei, posso addormentarmi nella stessa nebbia umida materna uterina.
Ma la notte porta su ali corvine sogni di sporcizia ed anche il mio corpo di peccatore infrange la dolcezza di un impeccabile sonno, così vengo punito, perché lei cambia le lenzuola ogni giorno, e i segni del peccato sono visibili, vengo punito e subisco in silenzio il mio dolcissimo castigo, indagato in ogni angolo del mio fine debole corpo; l’acqua è così calda, le sue mani come deliziosi fiori dischiusi, pericolosi lapilli, grattano e scoprono ogni impurità, affinché il sangue possa sgorgare e mescolarsi all’acqua, affinché il sangue possa ripulire ogni anfratto del mio essere, del mio corpo colpevole, della mia mente guastata dal deturpato tanfo del mondo esterno.
La mia perla incontaminata splende nello spazio di cornici inconsuete; ho visto donne dipinte nei musei, madonne nelle chiese, ho ammirato la grandezza della Pietà e vi ho visto noi, in ogni piega ed espressione del viso, nella tensione degli arti, nel completo abbandono del corpo dell’Uomo, nella fisica passione pregna di sofferenza, nell’amore unico, nell’amore che non tradisce.
Parla poco la mia madonna, pretende ordine, chiede della scuola, poi chiederà del lavoro, poi sarà in silenzio a fissare uno sguardo cieco nelle mie pupille intellegibili.
Quando l’altra è arrivata non ero preparato ma lei ha capito immediatamente, sin dal primo giorno, di essere stata biecamente tradita dal suo unico amore. I bagni si fecero sempre più frequenti ed anche le punizioni. Ma qualcosa era cambiato. Non potevo più controllare la sozzura che mi stava invadendo. Non potevo più onorare il mio totem, non potevo più sedermi al cospetto dell’amata mentre dormiva sola nel suo grande letto, un’alcova abbandonata.
Una volta, quando ero molto piccolo, in campagna dai nonni, mi fu concesso di giocare solo in giardino; andai nel frutteto e trovai un nido con due piccole uova; fu più forte di me, dovetti arrampicarmi, dovevo stringere quelle uova, dovevo sentire tra le mani il viscido, caldo, battito della vita, dovevo averla solo per me; il nido era evidentemente abbandonato, e con stupore, e con orrore, vi trovai due lucertole ed un esercito di formiche intente a pasteggiare, non potei staccare gli occhi dalla scena, e ancora adesso, prima di dormire, sento le narici impregnate di quell’odore pungente, un odore di abbandono e di morte prematura. Il tanfo dell’assenza. Solo allora capii che il profumo di lei, che tanto aveva allietato la mia vita fino a quel momento, era tanto simile a quel nido orribilmente straziato.
L’altra studiava vicino a me in biblioteca, aveva il profumo del mondo nei suoi abiti, la brezza marina nei capelli, il salmastro infinito oceano negli occhi, le unghie malcurate, i pantaloni troppo lunghi, le gonne succinte, le toppe, qualche filo d’erba fra le ciocche, il tabacco sulle dita. Sporca, sporca e io la volevo, la volevo violentemente, la volevo tanto da chiudermi da solo nelle stanze più remote dell’università in preda alle convulsioni e ai sensi di colpa e al desiderio. Solo i bagni serali potevano per un momento allontanarla da me ed avvicinarmi di nuovo alla perfezione del mio unico amore.
Ma inevitabilmente l’altra tornava nella mia testa non appena rimanevo solo, con il marchio di fuoco del bacio serale sulla fronte, con le lancette dei secondi amplificate milioni di volte dal battito del mio cuore impazzito. Dovevo sanguinare, dovevo essere punito, solo in quel modo avrei potuto scongiurare più a lungo la presenza di quel demone mondano, solo in quel modo avrei potuto riavere la mia unica farfalla.
Un lavoro per l’università mi costrinse a stare a lungo, quasi ogni giorno, lontano da lei e sempre più vicino all’altra, alla puttana, come la chiamava con disprezzo durante la notte la mia povera amata; la potevo sentire, in quel bagno in cui ascoltavo adorante i suoi movimenti solo pochi mesi prima, sussurrava e borbottava qualcosa contro la puttana.
Stavo con lei ogni giorno, andai perfino a casa sua col gruppo di lavoro, finché un pomeriggio trovammo nel suo armadio la sua gatta che aveva appena partorito quattro viscidi esserini striscianti in mezzo ai vestiti. Tutti sorridevano, chi li voleva toccare, chi lavare, chi cercava di tenere buona la madre, chi osservava in silenzio la scena. Ciò che provai io fu sconvolgente.
Da quel giorno tutto cambiò e finalmente riuscii a farmi toccare e baciare e leccare dappertutto dall’altra, che poteva arrivare dove la mia padrona non poteva e non avrebbe nemmeno immaginato.
Ma la mia madonna sapeva e capiva tutto, mi osservava tornare a casa, lo sguardo giallo ocra dell’ira e forse della gelosia.
Una notte la trovai che mi aspettava sveglia nel salotto, seduta al tavolo di cristallo in vestaglia bianca. Sorseggiava dell’acqua ed immediatamente capii che si era depilata di nuovo e cosparsa di alcool. L’odore era insopportabile ma eccitante. Mi avvicinai in ginocchio ai suoi piedi così bianchi, tanto diversi da quelli dell’altra, sempre sporchi perché camminava a piedi nudi per la casa appena poteva.
Lo stomaco mi doleva, ma il dolore divenne più forte mano a mano che scendeva dallo stomaco verso l’inguine, bruciante e liberatorio. Mi resi conto di avere un’erezione e se ne accorse anche lei.
Il primo schiaffo arrivò diretto nel centro del viso e il sangue cominciò a scorrere dal naso.
Le ombre delle sbarre si allungano sul pavimento grigio, non sto male qui, mangio, bevo, guardo la tv, parlo con la psicologa ogni giorno e posso anche uscire in giardino perché non rappresento un pericolo dicono loro. Dopotutto quello che dovevo fare l’ho già fatto. La psicologa dice che il mio caso avrebbe interessato Freud, dice che ho voluto superare la barriera dell’uccisione metaforica. Nell’ultima seduta le ho raccontato di nuovo la cronaca di quella notte.
Lo schiaffo arrivò in pieno viso, il pugno la raggiunse nel fianco destro e la fece cadere a terra spaventata ma silenziosa. Cercò di rialzarsi in piedi ma in un attimo le fui sopra e le strinsi i polsi fino a farli diventare blu. Cominciò a lamentarsi piano, miagolando come la gattina nell’armadio. Non fece che peggiorare le cose, l’erezione pungeva nei pantaloni. Mi alzai e abbassai la lampo. Qualche secondo dopo sbavavo sulla sua faccia e la sentivo piangere. Avrei voluto che urlasse, che si dimenasse, invece stava ferma sotto di me, mentre la penetravo ancora, ancora e ancora. L’orgasmo arrivò come una furia e per un momento lei riuscì a divincolarsi. Corse verso la cucina. Le andai dietro e le balzai addosso. La testa sbattè prima contro lo spigolo del tavolo, poi a terra. Perse i sensi e il sangue si sparse sul pavimento bianco. Non riuscii ad avere un’altra erezione. Presi un coltello.
Le ombre delle sbarre strisciano sotto il mio letto. Oggi la psicologa mi ha dato il permesso di uscire nel fine settimana. Mio padre verrà a prendermi e andremo al cimitero. Lei non c’è più e ora siamo soli.

Sunday, 7 September 2008

Mosche bis

Il più grosso problema di queste persone mosche, è che vogliono e pretendono di essere ascoltate. E forse sono persino convinte di avere sempre ragione. Quella lampada giapponese parla ormai da un'ora e mezza!
Shut up please!!!

Mosche

Ecco come vivono certe persone.
Sono beatamente seduta per terra nel corridoio viola della mia casa glaswegiana, certo la moquette non è il massimo della pulizia, i tappeti stanno per camminare da soli per andare a darsi una sciacquata in lavanderia, ma qui siamo tutti sereni e se non mi va di stare qui esco e vado al parco, dall'altra parte della strada.
Dalla cucina arrivano i suoni sordi delle pentole, delle stoviglie, le chiacchiere, le risate, la musica del giradischi, forse Santana. La finestra della mia camera canta col vento freddo del nord, i vestiti sono sparsi sulle sedie.
Ma ecco come vive certa gente: nel corridoio viola ci sono due lampade giapponesi, in una delle due, proprio sopra la mia testa, ronza in continuazione una mosca intrappolata.
E' insopportabile, non sta un attimo in silenzio, ronza, ronza, vola da più di un'ora come impazzita, nella sua piccola prigione di carta; si scaglia contro le pareti, poi si quieta, poi riprende la sua folle corsa contro la prigionia, passa milioni di volte vicino all'apertura della lampada da cui io posso vederla. E' lì la libertà, stupida mosca idiota, la puoi vedere, la sfiori in continuazione ma viri nuovamente verso l'alto, la ignori. Se tu avessi un collo potresti abbassare la testa e vederla proprio sotto ai tuoi piedi, invece rimani come un automa a sfregarti le sudice zampette e volare, volare, volare. Che senso ha poter volare in un lampadario giapponese di pochi centimetri cubici?
Ecco come vivono certi uomini e certe donne.
Io esco e vado al parco; al diavolo la domenica, al diavolo il pranzo, al diavolo la tv e le lampade giapponesi.

Tuesday, 2 September 2008

Spazio 1. D'inverno.

Lulù non ama l'inverno ma spesso si sente come la neve. Non le piace uscire con la pancia scoperta, non le piacciono le persone che sgomitano per avere un posto tutto per loro in prima fila, nella vita, o tra la folla; Lulù vuole sempre essere sé stessa ma crede non sia possibile. Ho provato a spiegarle che è il modo migliore per affrontare la vita, che non sempre è una battaglia persa, che non possiamo sentirci costantemente dei Don Chisciotte senza corazza; quante serate passate a fissare insieme il soffitto nella speranza che la giornata prendesse una piega diversa da un momento all'altro. Ma niente, quello che hai è quello che ti costruisci. Lulù si sveglia male la mattina, "col piede sbagliato" dice lei, o con "la luna storta", ed è finita, anzi non è mai iniziata. Quel giorno sarà orribile, lei "se lo sente", e non c'è niente da fare. Sarà orribile, e tutti i volti amici del giorno prima saranno deformati in smorfie e maschere fisse, nessuno conterà più nulla nella vita di Lu, tutti saranno ridotti a piccole marionette in un teatrino zingaresco e fatiscente, a cui lei assisterà immobile e vagamente nauseata. Le marionette non possono amare, e lei vorrebbe essere amata da tutti. Non è possibile, le dico, e poi, che ce ne importa di essere amati da tutti, non possiamo plasmarci a seconda di cosa gli altri desiderano da noi. Ma questa è la vita, dice Lu. E'normale, dice Lu. Altro non siamo se non lo specchio di ciò che il mondo si aspetta da noi. Il mondo sono le persone. Io non credo di far parte del mondo, sostiene Lulù, forse sono solo la spettatrice pagante, forse sono qui solo per fare un provino, e devo piacere a tutti per essere presa nello spettacolo.
Lu dorme ora, è un sonno agitato il suo, una sorta di dormiveglia fumoso. Io non so più cosa dire a Lulù, meglio che la lasci dormire, che le lasci sognare un giardino innevato in cui passeggiare sola, in cui giocare con le ombre e ascoltare il suono dei suoi leggeri passi nei sentieri ovattati, uno spazio in cui ridere da sola, in cui prendere il volo.

Sunday, 31 August 2008

Clima domenicale: bamboccioni-europei 0-1

Non voglio dire che qui sia tutto rose e fiori, perchè ogni volta che esco per andare da Tesco express, il che accade più volte al giorno data la mia mancanza di zuccheri che si traduce in un ingozzamento di jumbo croissant al cioccolato (primo consiglio gastronomico della vostra inviata in Scozia), dicevo, ogni volta che vado al market incrocio personaggi usciti direttamente dallo zoo di Berlino, dei "bucatini" come si direbbe a Roma, insomma, persone barcollanti non moleste ma sintomo di quel qualcosa di cancerogeno che affligge le periferie debordanti di ogni grande città di questo malsano 21 secolo.
Tutto ciò per sottolineare il fatto che, nonostante le piaghe sanabili (se solo ve ne fosse la volontà) dell'occidente moderno, ho notato una cosa alquanto piacevole che vorrei riassumere in un: bamboccioni-inglesi 0-1, visto che è domenica e visto che ho saputo dalle urla della strada che i Rangers hanno vinto contro i Celtic...ecco cosa non mi manca per nulla dell'Italia.
Dico ciò perchè cercando casa ho scoperto che qui i giovani se ne vanno di casa presto, insomma i cuccioletti scodinzolanti di 25-35 anni sono stati debellati, o forse non sono mai esistiti. Tutti fuori dal nido, OUT!
L'ho scoperto perchè spessissimo le persone che ho contattato (e sono moltissime) mi hanno spiegato che i landlord sono quasi sempre coppie di ragazzi o single professionisti che, guarda guarda, si comprano casa a mutui da salasso, ma...sì perchè c'è il ma...affittano le stanze a studenti o lavoratori e in questa maniera sbarcano il lunario, investendo i propri guadagni nel mutuo. In più, cari signori made in italy, qui spesso si fa il cosiddetto "doppio lavoro"...ooohhh non sgranate gli occhi, non stortate la bocca in smorfiette di pena e pietà, perchè alla fine i suddetti giovani rampolli scozzesi si ritrovano proprietari di appartamenti molto lontani dallo standard italiano monolocale-a-100-metri-da-mamma-e-papà, bensì appartamenti che portano questo nome con dignità.
Ovvio, non per tutti è così, come ho giustamente premesso all'inizio, non è solo rose e fiori, ma qui non si tratta di calcolare una percentuale da inserire in uno schemino, si tratta di riflettere su una mentalità, su uno stile di vita che progredisce, mentre noi stiamo ancora a sgranare rosari medievali e sperare in piccoli ometti che si propongono come sudici nostrani self made men. Prima o poi la casa vi crollerà sulla testa bimbi, quando mamma e papà, formichine lavoratrici, ve la impacchetteranno sotto l'albero di natale, nel frattempo, fingete di essere costernati dalla situazione economica italiana e fatevi coccolare, perchè la mamma è l'unica donna che non vi tradirà mai, insieme a sky.
Vado a bere un tea.
Cheers

Saturday, 30 August 2008

Follow the white rabbit peppermint flavoured!

Allora...visto che non posso cazzeggiare senza meta nel mio blog, vorrei autodefinire delle linee guida, che, come ho già scritto, non sono da considerarsi regole, perchè nel mio mondo non esiste questa parola e tutto ciò che essa rappresenta!
Nel mio mondo(...le bestiole, anche lor vivrebbero in casette...)i miei pensieri percorrono strade interstellari senza inizio né fine, questo mi rende quite volubile, ma eclettica in maniera direi quasi disarmante.
Io penso tutto il giorno, dal primo respiro della veglia all'ultimo, prima di venire inghiottita dal sonno, che non potrei definire mai totalmente ristoratore, poiché sono una fruttuosa sognatrice.
Fortunatamente sono anche una provetta ed affermata dormitrice, quindi i pisolini pomeridiani spesso riescono a riempire quei solchi opachi lasciati da alcuni di quei sogni notturni perturbanti.
Scrivevo moltissimo quando ero un'adolescente guerrafondaia, poi purtroppo ho perso questa magnifica abitudine, ma non dopo aver riempito agende e quadernetti, strappato pagine di libri liceali su cui scrivevo poesie e aver lottato per anni contro me stessa in una visionaria malattia inesistente.
Una volta ristabilita la pace sono anche diventata, oltre che proverbialmente "scatterbrain", piuttosto pigra e portata più che altro all'introspezione senza uscita...cioè penso a milioni di cose, non le scrivo mai e me le dimentico nel giro di 10 nanosecondi. Non so se la colpa sia addebitabile a qualche neurone disperso fra i fumi...dell'alcool adolescenziale. It doesn't matter.
Tornando alle linee guida, forse ho già cambiato idea. Probabilmente scriverò tutto quello che mi passa per la testa, ma il senso di tutto questo è raccontare Glasgow, credo. Me e Glasgow.
Eleanor puts her boots on an'run an'run!!!
Follow the white rabbit peppermint flavoured!!!
NON CAMBIATE CANALE!

Giusto per darvi un'idea...

Tanto per cominciare, io qui scrivo quello che mi pare, quando e quanto mi pare, oké (accento che riproduce la pronuncia scottish) ?
Questa è l'unica regola del blog glasuegiano.
Detto questo, sono molto più simpatica di quanto possa apparire, nonostante la rozza premessa qui sopra, l'apparenza inganna sapete...il cielo è sempre lo stesso, sopra tutte le teste del mondo, a Glasgow sembra (ma non è) solo più grigio. Il cielo scozzese ed io siamo molto simili!
L'abito non fa il monaco, e perfino il cielo può avere abiti diversi, ma rimane sempre lui, unico e paziente, guardingo sopra le nostre piccole, buffe teste.
Lo sconfinato web oggi ha sospinto sui miei lidi un curioso oggetto, che se non avesse le apparenze di un website, si direbbe quasi una conchiglia in mezzo all'interminabile sozzura di internet:
http://www.glaswegians.org/
Giusto per darvi un'idea...
Oké, considerata la mia scarsa attitudine a starmene ferma sulla sedia per ore, esco a comprare la marmellata per la colazione, un'ottima risorsa di vitamine data la scarsa qualità del cibo nei markets. Per fortuna ho mele sudafricane e banane portoricane, perchè se vivessi di cibo sottovuoto infilato nel microonde a qualsiasi ora del giorno, ad ogni gorgoglio del mio stomaco, diventerei un'obesa balenottera atlantica.
Dimenticavo di segnalare a chiunque, compresi i due soli gatti che leggeranno questo blog, che in mancanza di moka e caffè espresso lavazza o chissàcché, il Twinings tea revive&revitalise pure peppermint. Probabilmente in Italy costa sui 25 euro, ma qui...sshhh solo 97 pence!!!
Uoooo.
Cheers
Eilionòir, che pare sia il mio nome in gaelico...

per info:http://www.gaelico.net/Corsi/CorsiNomiF.htm