Tuesday, 31 March 2009

Qualcuno mi porta via? O mi dà una spinta...

E' tutto così prevedibilmente programmato, ma chi ce lo fa fare?
Ma perchè dobbiamo correre e correre e programmare e cercare e sbatterci la testa al muro? O farcela sbattere.
Fa freddo, nonostante sia aprile, nuvole e nuvole e nuvole. Ma che cos'è? Io non voglio viverci qui, in un paese con nuvole senza opinioni. Nessuno ha opinioni qui. E me ne sto chiusa in una scatola di giocattoli, con uno di quei cubetti che se li apri salta fuori la testa di un pagliaccetto-joker dalla risata satanica. A pensare e programmare, una bambola di pezza. Cerca cerca cerca, chiusa nel recinto delle pecore che me l'hanno ficcato nel cervello senza che glielo chiedessi. Avreste potuto essere più gentili, almeno, sotanto chiedere: possiamo farti un lavaggio del cervello? possiamo eh? vero che possiamo? Inquadrata. Annoiata. Dov'è il sole? me lo date un po' di mare? qui si congelano le passioni.
Quante cose vorrei fare, non finisco mai di pensare. Mille idee, niente in mano. Nessuno mi ha mai spinto, non mi hanno dato la speranza di poter fare cose inutili, anzi, le chiamo inutili. Sono persa! Studiare qualcosa che sia utile, non sei nella posizione di dare libero sfogo alle tue visioni. Certo. Sennò non trovi lavoro. Niente perdite di tempo. Avevi promesso.
Se scrivi perdi tempo. Se non sei figlia-nipote-amica-di...perdi tempo. Se disegni non guadagni. Non ho abbastanza soldi per: una macchina fotografica, andare all'estero, fare un corso di inglese-fotografia-pittura, il liceo artistico non ti dà niente, sei troppo timida non ti nota nessuno quando canti-suoni, troppa autoironia, poco spirito competitivo, un ego piccolino, forte, ma non astuto. Non gridi, non sgomiti. Ma dove vuoi andare. Dentro, torna nelle linee, torna nel recinto. Che solo alcuni possono permettersi di essere artisti.
Qualcuno mi porta via?

Monday, 2 March 2009

Un violino che dorme sul sofa

C'è un bambino con la barba che dorme nel mio letto. Imbronciato ma bello. Un raggio di sole che bacia il giacinto sulla scrivania. Il silenzio che dorme nelle foglie di una pianta senza un nome. Che però ha fatto dei figli, quindi chi se ne importa del nome? Il vasetto dello yogurt finito, un profumo di albicocche che direi quasi vero. Ci sono io che scrivo per terra, anzi ci sono io che digito. La digitale purpurea, che però non è qui, è solo nella mia testa. Un moscerino che si arrampica sulla cassettiera, quella rotta ma viola. Un cappello senza una testa e gli occhiali senza gli occhi, che stanno dormendo dietro palpebre rosse di sonno. Il rumore di un elicottero che riempie quel silenzio assopito fra le foglie della pianta che ha figliato. Il tabacco nella scatola sulla mensola, un altro e un altro e un altro e un altro, fino a sei. L'accendino rosa consumato, niente gas, niente scintilla, niente fiamma, un po' come certe persone. Ho letto: empty vessels make the most noise, e mi è piaciuta. Un violino che dorme sul sofa, se apri la custodia forse escono troppe note, meglio tenerla chiusa, che se scappano poi non so più come ritrovarle. Magari si infilano sotto il divano e chi le ripesca più poi? rispondono solo al padrone: ma il padrone dorme, con la barba, imbronciato ma bello, con gli occhi stanchi dietro le palpebre rosse di sonno.
Io non scrivo più. Non digito più, esco dalla stanza, dalla casa, nella strada, in classe.